Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

La direttiva "Uccelli"

La conservazione dell’avifauna, rispetto a quella delle altre specie animali, si presenta indubbiamente più complessa, in ragione delle caratteristiche biologiche di questo gruppo di animali, molto più mobili e quindi meno legati a un solo territorio durante l’arco della loro vita.
Proprio per la loro particolarità, le specie ornitiche (in particolare le migratrici) sono state oggetto di Convenzioni Internazionali e Direttive Comunitarie già dagli anni 70, tendenti a sottolineare il fatto che gli areali riproduttivi e di svernamento devono essere considerati patrimonio comune delle diverse nazioni e la tutela delle rotte migratorie un obiettivo da perseguire in modo organico e unitario.

 

La direttiva Uccelli (79/409/CEE) adottata nel 1979 e recepita in Italia dalla Legge 157/92, regolamenta la materia nel territorio dell’Unione Europea, prevedendo una serie di misure specifiche ed efficaci per la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico. In particolare per le specie elencate nell’allegato 1 della direttiva, sono previste misure speciali di conservazione dei loro habitat, tramite la designazione da parte degli Stati membri dell'Unione di Zone di Protezione Speciale (ZPS) nei territori più idonei.
Analoghe misure vanno adottate per le specie migratrici che ritornano regolarmente, anche se non menzionate nell'allegato I della direttiva, tenendo in considerazione le aree di riproduzione e di svernamento (con particolare riferimento alle zone umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di RAMSAR).

Una gestione sostenibile dell’ornitofauna, e in particolare di quella migratoria, deve infatti puntare, con ancora maggiore incisione rispetto alle altre specie, alla tutela degli habitat idonei non solo alla riproduzione ma anche allo svernamento e alla sosta durante le migrazioni, perché è ormai scientificamente stabilito che anche durante le soste i diversi soggetti attuano precise scelte di habitat, così come avviene nei territori di nidificazione e di svernamento in cui il periodo di permanenza sul territorio è molto più lungo.
Appositi studi scientifici commissionati dalla Commissione Europea nel corso degli anni hanno permesso di individuare su tutto il territorio dell’Unione i siti più idonei, per numero e superficie, a tutelare le diverse specie. Tali siti sono stati definiti Important Bird Area (IBA) e sono stati selezionati in modo tale da formare una rete di aree di considerevole importanza per la conservazione delle diverse specie all’interno dei loro areali distributivi.

Il primo studio viene prodotto nel 1989 “Important Bird Areas in Europe” (Grimmet e Jones, 1989) edito da parte di International Council for Bird Preservation European Continental Section, International Waterfowl and Wetlands Research Bureau (IWRB), Royal Society for the Protection of Birds (RSPB).
Esso pubblica una prima lista di oltre 2000 siti importanti per l’avifauna distribuiti in tutto il continente europeo, con una strategia di approccio globale al problema della conservazione degli uccelli e della natura in Europa. L’Unione Europea lo considera base per l’applicazione della Direttiva “Uccelli” sul suo territorio, essendo strumento scientifico di riferimento per l’identificazione dei territori più idonei all’istituzione delle ZPS e per la valutazione della loro sufficiente classificazione.

 

La Corte di Giustizia Europea, con Sentenza d.d.20 marzo 2003 ha consentito di avvalersi di altri studi, anche diversi dall’Inventario IBA ’89 e quindi il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio ha commissionato alla LIPU un aggiornamento specifico per la situazione italiana. Attualmente lo studio di riferimento per il territorio italiano è perciò il documento denominato “Sviluppo di un sistema nazionale delle ZPS sulla base della rete delle IBA”.
Sulla base di questi studi e dell’analisi delle caratteristiche del territorio Trentino, con particolare riguardo alla protezione dei punti di passaggio quali i valichi alpini o i punti di sosta lungo le rotte migratorie, la Provincia Autonoma di Trento, competente per la designazione ai sensi della Legge n.157/1992, ha individuato le ZPS del territorio provinciale con propria deliberazione n° 328 d.d 22.02.2007. Per le Zps designate sono previste specifiche misure di conservazione approvate con deliberazione n.  2279 d.d. 27 10 2006.

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