Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

Acque stagnanti da oligotrofe a mestrofe con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoeto-Nanojunctea

  • Oligotrophische bis mesotrophische sommerlich überschwemmten Seen, Teiche, Gräben, der Littorelletea uniflorae und/oder Isoeto-Nanojuncetea
  • Oligotrophic to mesotrophic standing waters with vegetation of the Littorelletea uniflorae and/or Isoeto-Nanojuncetea.
Lago delle Buse -  Lagorai
Lago delle Buse - Lagorai - ph A. Agostini
Cod. Habitat Natura 2000

3130

Caratteristiche generali dell'habitat

Questo tipo di habitat include la vegetazione di acque ferme (lentiche) che caratterizza laghetti e stagni non troppo ricchi di nutrienti (oligo-mesotrofici). Esso può essere caratterizzato sia da comunità di piante perenni (classe Littorelletea, molto raro in ambiti alpini) che di piante annuali (Isoeto-Nanojuncetea), certamente meno rare, soprattutto a bassa quota, ma che difficilmente si osservano in condizioni di apprezzabile ed elevata naturalità. Di fatto, si tratta di ambienti temporaneamente sommersi, con sponde fangose che restano parzialmente disseccate in estate avanzata. Di qui il comportamento anfibio e il carattere pioniero della vegetazione, con poche piante caratteristiche che coprono solo una parte della superficie potenzialmente disponibile.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

Se, da un lato, questo habitat è ecologicamente ben identificabile e non presenta variabilità tale da giustificare suddivisioni in sottotipi (in passato si tenevano distinti 3131, con piante perenni, da 3132 con comunità a prevalenza di terofite), dall’altro va osservato che le condizioni reali in cui versano laghetti e acquitrini sono spesso molto precarie e risulta quindi difficile osservare comunità vegetali in condizioni tipiche di apprezzabile naturalità, poco intaccate da alterazioni nitrofile e in cui il calpestio, eventuale, sia solo moderato. Più frequentemente, infatti, si osservano lembi di vegetazione interessata da fenomeni di eutrofizzazione che impoveriscono e banalizzano il corteggio floristico. Non è un caso, certamente, se numerose specie guida o caratteristiche di queste classi sono assenti in Trentino e più in generale in tutto l’arco alpino. Tuttavia, in relazione alla potenzialità e alle capacità di recupero, si consiglia di non escludere aree spondicole disturbate purché non del tutto compromesse. In effetti, anche in stazioni perilacustri poco antropizzate gli animali selvatici determinano situazioni di calpestio simili a quelle provocati dagli animali domestici e da una frequentazione turistica accettabile. Sembra opportuno ricomprendere qui, anche per il loro indubbio valore storico, i relitti di vegetazione spondicola o dei campi talvolta inondati che possono essere ricondotti a comunità della classe Isoeto-Nanojuncetea, che risulta essere complessivamente poco studiata in Trentino. In mancanza di altre plausibili alternative si ritiene che si possano riferire a questo tipo di habitat anche situazioni di laghetti alpini, con profondità molto bassa, sia su silice che su calcari marnosi, in cui le condizioni siano chiaramente non eutrofiche. Tali sono, ad esempio, gli aggruppamenti a Sparganium angustifolium, diffusi a livello subalpino nei numerosi laghetti dei gruppi Lagorai, Adamello-Presanella, Ortles-Cevedale. In questo caso, tuttavia, si osserva che non si tratta di specchi d’acqua soggetti a disseccamento e che a livello fitosociologico, un loro inquadramento in Potametea (analogamente a quanto si verifica per le comunità a Potamogeton filiformis) sarebbe stato più funzionale. In tal senso la mancanza di un codice specifico per identificare le comunità dei laghetti alpini oligo- e mesotrofici, induce a utilizzare questo codice pur di non perdere un tipo di habitat da considerare ecologicamente molto prezioso e sempre assai vulnerabile. In 3130 si può oggettivamente considerare tutta la superficie del lago, privilegiando la funzionalità rispetto alla visione statica dei popolamenti. Non avrebbe molto senso, infatti, escludere le superficie di acqua libera senza le quali neppure 3130 esisterebbe.
Inoltre, con il codice 3130, che include anche comunità di Nanocyperion (ex sottotipo 3132), si possono cartografere (ammesso che la scala sia di sufficiente dettaglio, o comunque indicare in modo puntiforme) stazioni di pascoli umidi o di sentieri fangosi che non sono strettamente correlate all’esistenza di un’area lacustre.

Specie vegetali tipiche

Si segnala che in ogni comunità sono presenti solo poche specie e che l’elenco che segue tien conto delle più svariate possibilità ed è configurato essenzialmente allo scopo di non trascurare l’elevato numero di specie minacciate, che in provincia sono presenti solo in pochissime stazioni.

Dominanti:

Ranunculus trichophyllus subsp. eradicatus (NT), Rorippa islandica, Sparganium angustifolium (NT).

Caratteristiche:

Sparganium natans (EN), Eleocharis acicularis (CR), Cyperus flavescens (EN), Cyperus fuscus, Juncus bufonius, Centaurium pulchellum (NT), Ranunculus reptans (EN), Potamogeton gramineus (EN), Ranunculus flammula (EN), Ranunculus lingua (CR), Veronica scutellata (NT), Gnaphalium uliginosum (NT), Gnaphalium luteo-album (EN), Glyceria declinata (EN/DD), Samolus valerandi (CR), Veronica anagalloides (CR), Rorippa amphibia (VU).

Altre:

Persicaria amphibia (NT), Alisma plantago-aquatica, Eleocharis palustris, Rorippa palustris, Rorippa sylvestris, (altre specie di Rorippa?), Carex nigra, Triglochin palustre, Agrostis stolonifera, Glyceria plicata, Gratiola officinalis (VU), Callitriche palustris agg., Carex viridula, Juncus articulatus, Ranunculus sardous (CR), Mentha aquatica, Mentha arvensis, Alopecurus aequalis, Ranunculus repens, Ranunculus sceleratus (VU), Persicaria hydropiper (NT), Stellaria alsine, Spergularia rubra, Juncus compressus, Gypsophila muralis (CR), Blackstonia perfoliata, Bidens tripartita, Schoenoplectus tabernaemontani (VU), Teucrium scordium (VU), Catabrosa aquatica (EN), Isolepis setacea (VU).

Estinte:

Anagallis minima, Mentha pulegium, Peplis portula, Ranunculus circinatus (§), Cyperus michelianus.

 

Distribuzione in provincia

Questo tipo di habitat è stato censito in numerosi SIC, sia di alta quota (sponde di laghetti alpini) sia di fondovalle. Le superficie sono limitate e includono anche specchi d’acqua liberi da vegetazione. Uno degli esempi più suggestivi in Trentino, con dominanza di Eleocharis acicularis e di Ranunculus reptans, si trova nel biotopo-SIC Lago d’Idro

Dinamismo naturale

Come per tutti gli ambienti acquatici, si tratta di situazioni che possono essere temporanee e soggette al naturale interrimento. Ciò vale, indubbiamente, per gli stagni e i piccoli laghetti. In teoria, in assenza di disturbo, queste comunità possono tuttavia conquistare nuovi spazi verso le acque libere, al diminuire del livello. Esse dipendono strettamente dalle oscillazioni stagionali del livello delle acque e caratterizzano, in generale, proprio gli ambienti maggiormente soggetti a tali variazioni. Nei laghetti alpini i contatti spaziali più frequenti sono con comunità del Caricion nigrae o del Caricetum rostratae. A fondovalle e in zone montane meno microterme, i contatti sono con comunità del Phragmition e del Magnocaricion. Aspetti a Blysmus compressus, o anche a Deschampsia caespitosa, non infrequenti ai margini dei laghetti nelle aree di pascolo, identificano la compattazione del suolo dovuta al calpestio.

Note ed osservazioni

All’esterno dei SIC considerati, preziosi quanto limitati lembi di comunità vegetali riconducibili a questo tipo, sono sporadicamente presenti in aree residue dove sopravvivono forme di agricoltura più tradizionale. Per effetto dell’evoluzione delle tecniche agricole, gli ambienti umidi oligotrofici (o anche mesotrofici) sono sempre più rari e le specie autoctone vengono sovente sostituite da entità alloctone che rappresentano un sicuro indizio di degrado ambientale. Dall’elenco delle specie sopra riportate, emerge chiaramente come si tratti in assoluto di uno degli ambienti più a rischio e che, come tale, avrebbe meritato di essere considerato prioritario, almeno nelle nostre regioni urbanizzate.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

A prescindere dalle osservazioni suesposte, che interessano ambienti relittici e marginali, raramente presenti all’interno dei SIC, anche le popolazioni che godono di tutela (inserite in biotopi ed altre aree protette) vanno considerate altamente vulnerabili. Le minacce più consistenti riguardano lo sfruttamento turistico non compatibile (le sponde dei laghi sono ovviamente una meta sempre ambita), quello idroelettrico, le nuove captazioni idriche. Anche un pascolamento eccessivo può banalizzare il corteggio floristico mentre, a fondovalle e nelle aree a vocazione agricola, l’accumulo di sostanze nutrienti e/o tossiche, riduce fortemente la naturalità e dà origine a comunità nitrofile di scarso valore biogeografico, certamente indicatrici di degrado. Sponde fangose di coltivi e di fossi potrebbero ospitare, forse quale estremo rifugio, le ultime popolazioni di specie un tempo frequenti ed oggi più o meno gravemente minacciate. Spesso, invece, nell’accezione comune, un ambiente fangoso viene considerato espressione di degrado e sporcizia e, quindi, si propende per la sua  eliminazione.
Correttamente il manuale della Comunità Europea segnala che le aree prive di vegetazione in quanto soggette a calpestio non vanno considerate quale habitat di interesse comunitario.