Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

Formazioni stabili xerotermofile a Buxus sempervirens sui pendii rocciosi (Berberidion p.p.)

  • Stabile xerothermophile Formationen von Buxus sempervirens an Felsabhängen (Berberidion p.p.)
  • Stable xerothermophilous formations with Buxus sempervirens on rock slopes (Berberidion p.p.)
Monte Brione: ultimi lembi di formazioni a bosso a contatto con la lecceta
Monte Brione: bosso a contatto con lecceta - ph L. Sottovia
Cod. Habitat Natura 2000

5110

Caratteristiche generali dell'habitat

Tipo extrazonale (supramediterraneo) costituito da una macchia stabile, xerotermofila e calcicola, con Buxus sempervirens dominante, negli orizzonti collinari e submontani. La presenza del bosso, sclerofilla sempreverde, pur molto localizzata, associata a quella del leccio, accresce il carattere “mediterraneo” che identifica il paesaggio della parte meridionale della provincia.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

Trattandosi di una formazione molto sporadica (un unico sito segnalato nell’Italia nordorientale), essa non presenta apprezzabile variabilità e, neppure, pone problemi interpretativi, a prescindere dalla discussione sull’autoctonia del bosso, certo favorito ma ormai stabilmente insediatosi e con rinnovazione sempre spontanea. In questa comunità, oltre alle specie dell’alleanza, Berberidion,  sono ben rappresentate le entità degli orli termofili (alleanza Geranion sanguinei) e, nelle zone più aperte, quelle dei prati aridi (6210).

Specie vegetali tipiche

Dominanti:

Buxus sempervirens, Prunus spinosa.

Caratteristiche:

Prunus mahaleb, Quercus ilex.

Altre:

Amelanchier ovalis, Berberis vulgaris, Cornus mas, Crataegus monogyna, Dictamnus albus, Geranium sanguineum, Ligustrum vulgare, Quercus pubescens, Viburnum lantana.

Distribuzione in provincia

Habitat molto prezioso, identificato solo nel sito del Monte Brione, a ca 300 m di quota, su una superficie di oltre 3 ha. Qualche altro esempio, sempre con dubbi sulla sua naturalità (ma la specie è ben spontaneizzata), nella parte più meridionale e termofila della provincia.

Dinamismo naturale

L’inselvatichimento del bosso appare controverso e forse, ancora circoscritto a stazioni non troppo distanti dalle siepi in cui viene coltivato. Talvolta è relegato su pendii rupestri tendenzialmente aridi, talaltra in orno-ostrieti fitti ed esposti a bacìo. Come il leccio sopporta bene l’ombra.

Note ed osservazioni

Minghetti (1996) riporta un rilievo tipo, riferito al Monte Brione di Cotino-Amelanchieretum ovalis subass. buxetosum, con ciò convalidando l’ipotesi di un tipo di vegetazione interessante e ben naturalizzato. Pedrotti (1992), nell’ambito di uno studio fitosociologico delle leccete trentine, riferite al Celtidi australis-Quercetum ilicis, individua una variante a Buxus sempervirens della subassociazione ostryetosum carpinifoliae. Nonostante le caratteristiche complessivamente termoxerofile dell’habitat il bosso ha un’ecologia che si avvicina a quella dell’agrifoglio, con una gravitazione mediterraneo-atlantica. Evidentemente l’aridità edafica e la capacità delle sclerofille di sopportare periodi con scarsa piovosità sono in parte compensati da umidità atmosferica.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

Il mantenimento della macchia arbustiva sempreverde a bosso richiederebbe interventi di contenimento di altre specie arboree, operazione utile anche per evitare la chiusura di spazi aperti in cui si concentrano, nel sito del Monte Brione, numerose specie termoxerofile molte rare in Trentino.
Considerato che il bosso, verosimilmente, non è autoctono in Trentino, ogni eventuale intervento dovrebbe essere specificamente valutato.