Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

Formazioni erbose boreo-alpine silicee

  • Boreo-alpines Grasland auf Silikatsubstraten
  • Siliceous alpine and boreal grasslands
Formazioni a Festuca varia nella zona di Pradalago
Formazioni a Festuca varia nella zona di Pradalago - ph L. Sottovia
Cod. Habitat Natura 2000

6150

Caratteristiche generali dell'habitat

Questo tipo, assai eterogeneo, include tutte le formazioni erbacee che vegetano, di regola oltre il limite del bosco, sui substrati silicei o comunque decisamente decalcificati (quindi suoli sufficientemente profondi), incluse le vallette nivali. Saranno quindi riferiti a questo tipo tutte le comunità della classe Caricetea curvulae (curvuleti, festuceti, giuncheti a Juncus trifidus) e quasi tutte quelle della classe Salicetea herbaceae purché la copertura vegetale superi quella dei detriti (altrimenti da ascrivere a 8110). In questo tipo saranno comprese anche comunità ipsofile ricche di briofite e di licheni.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

Superati i dubbi derivanti dal manuale del 1999 che limitava il tipo alle montagne britanniche e scandinave, è oggi possibile considerare tutte le formazioni erbacee di quote elevate in due soli habitat. In 6150, appunto, tutte le comunità dei substrati silicatici o comunque molto acidofile, mentre in 6170 saranno comprese le analoghe comunità dei substrati carbonatici. Ne risulta un quadro semplificato, cartograficamente rilevabile senza ricorrere a troppi mosaici, ma che resta poco differenziato e, soprattutto, scarsamente utile ad evidenziare la diversa qualità ecologica delle varie comunità vegetali che, in comune, hanno l’elevata naturalità. Le differenze tra un Festucetum variae che popola i ripidi pendii esposti a sud e un curvuleto igrofilo diffuso su pianori lungamente innevati è infatti rilevante. Può suscitare qualche dubbio la collocazione dei nardeti. Se quelli montani, della classe Nardetea (o Calluno-Ulicetea) è d’obbligo il riferimento all’habitat prioritario 6230, il dubbio si pone per quelli subalpini che appartenendo alla classe Caricetea curvulae vanno giustamente collocati in questo tipo. Essendo limitate le differenze floristiche tra nardeti montani e subalpini, la loro separazione non è sempre agevole. Si potrebbe considerare il limite del bosco, orientativamente, quale soglia.

Specie vegetali tipiche

Dominanti:

Agrostis agrostiflora, Carex curvula subsp. curvula, Festuca halleri, Festuca intercedens, Festuca nigricans, Festuca paniculata, Festuca varia, Juncus trifidus, Luzula alpinopilosa, Salix herbacea.

Caratteristiche:

Agrostis rupestris, Androsace obtusifolia, Cardamine alpina, Carex brunnescens, Carex fuliginosa (NT), Carex lachenalii (NT), Festuca picturata (NT), Festuca vivipara (VU), Gnaphalium supinum, Hieracium alpinum, Hypochoeris uniflora, Ligusticum mutellinoides, Oreochloa disticha, Pedicularis kerneri, Saponaria pumila, Senecio carniolicus, Sibbaldia procumbens, Soldanella pusilla, Taraxacum cucullatum agg. (VU), Veronica bellidioides.

Altre:

Allium strictum (EN/DD), Allium victorialis (NT), Anthoxanthum alpinum, Avenella flexuosa, Avenula versicolor, Carex foetida, Carex sempervirens, Cerastium cerastioides, Dianthus superbus subsp. alpestris, Erigeron neglectus (NT), Eritrichium nanum, Euphrasia minima, Gentiana bavarica, Gentiana brachyphylla, Gentiana punctata, Geum montanum, Hieracium alpicola (CR), Jovibarba arenaria (VU), Knautia longifolia, Koeleria hirsuta, Laserpitium halleri, Leontodon helveticus, Ligusticum mutellina, Nardus stricta, Pedicularis recutita, Plantago serpentina, Poa variegata, Potentilla aurea, Potentilla frigida (NT), Primula daonensis, Primula minima, Pulsatilla alpina subsp. apiifolia, Pulsatilla vernalis, Ranunculus villarsii, Rhodiola rosea, Taraxacum alpinum agg., Trifolium alpinum, Veronica alpina. Spesso importante la copertura muscinale e/o lichenica.

Distribuzione in provincia

Nella fase iniziale di censimento dei SIC, questo habitat non era stato considerato a causa della interpretazione restrittiva del manuale, positivamente risolta con l’edizione aprile 2003. Si tratta di un tipo ampiamente diffuso in tutti i SIC alpini dove sono presenti substrati a matrice silicatica e in aree a clima subcontinentale.

Dinamismo naturale

In questo tipo sono comprese sia situazioni primitive (stadi di valletta nivale ricchi di crittogame, comunità diffuse su versanti detritici lungamente innevati) che stadi climatogeni (curvuleto tipico). L’esercizio del pascolo, purché non eccessivo, non influisce in modo determinante sul’evoluzione, potendolo approssimare agli effetti derivanti dalla presenza di buone popolazioni di ungulati selvatici. Esso, fra l’altro, ritarda l’affermazione della tundra ad ericacee. I fenomeni naturali legati all’azione del vento, della neve, dell’erosione degli agenti atmosferici, contribuiscono alla conservazione di questo habitat. In stazioni siccitose, in cui abbondano, ad esempio, Loiseleuria procumbens e Vaccinium gaultherioides, sono possibili contatti con 4060, tipo che può avvantaggiarsi da una diminuzione del carico pascolante.

Note ed osservazioni

Il valore complessivo del paesaggio alpino di quota, a prescindere da eventuali emergenze floristiche, per settore o puntiformi, rappresenta una risorsa straordinaria e come tale merita di essere valutata nella sua globalità. In questo habitat gravitano diverse specie endemiche alpiche, essendo assai più rare le stenoendemiche.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

I fattori di rischio sono quelli legati prevalentemente ai fattori naturali ma, in tal caso, essi seguono il dinamismo tipico delle quote più elevate. Un eccesso di pascolo può banalizzare la flora e favorire le specie nitrofile. Una forte riduzione del carico comporterebbe la diffusione delle ericacee e favorirebbe le graminoidi di taglia più elevata, con riduzione della biodiversità relativa. La minaccia più consistente per questi ambienti è rappresentata dal livellamento dei suoli per gli impianti sciistici. Qualsiasi intervento in alta quota rischia di innescare processi erosivi, poi difficili da rimarginare. In conseguenza del calpestio, l’erosione eolica si manifesta nei punti in cui i passaggi sono più frequenti.