Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine

  • Alpine und subalpine Kalkrasen
  • Alpine and subalpine calcareous grasslands
Firmeto presso il Bivacco Reali, nel gruppo delle Pale di San Martino
Firmeto nelle Pale di San Martino - ph C. Lasen
Cod. Habitat Natura 2000

6170

Caratteristiche generali dell'habitat

Habitat complesso che raggruppa le formazioni erbacee dei substrati carbonatici, localizzate generalmente oltre il limite della foresta. Include sia aspetti primari che aree di pascolo, tradizionale ed estensivo, a livello subalpino. In condizioni orografiche particolari (valloni, solchi percorsi da slavine, base di pareti, margine di greti), l’habitat può interessare anche quote più basse, nella fascia montana. In 6170 si comprendono sia formazioni chiuse dei versanti (seslerieti in senso lato, inclusi aspetti di debole acidificazione), che le creste ventose (elineti) ed anche gli aspetti discontinui a zolle (firmeti). Analogamente a quanto indicato per l’habitat 6150, in 6170 saranno incluse anche le formazioni erbose a lungo innevamento in cui prevale la componente basifila, purché la copertura non sia così bassa da dover attribuire quelle comunità a 8120.
L’importanza paesaggistica, floristica e vegetazionale di questo habitat (che si articola in numerose e talvolta ben distinte comunità vegetali) è certamente arricchita dalla secolare presenza di attività antropiche legate al pascolo.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

In questo eterogeneo ma ben riconoscibile tipo, sono incluse tutte le associazioni (purché a prevalenza erbacea) della classe Elyno-Seslerietea. Il fatto che alcuni autori riconoscano la classe Carici rupestris-Kobresietea non modifica il quadro, considerando che la si può considerare sinonimo dell’ordine Elynetalia. Se i tipi primitivi e pionieri sono sempre facilmente identificabili, nonostante gli evidenti contatti con le comunità dei detriti e dei ghiaioni (8120), qualche attenzione va posta nella collocazione delle formazioni più evolute su suolo maturo e acidificato, almeno in superficie. Tutte le espressioni di Caricion ferrugineae, più mesofile, sono caratterizzate da una componente basifila che non lascia adito a dubbi. La situazione può essere più complessa in aree di pascolo più intenso, o in aree da tempo abbandonate. Seslerieti ricchi in specie di nardeto, oppure con progressiva diffusione di Poa violacea, possono richiedere qualche attenzione. Ciò si verifica in particolare quando il substrato, pur carbonatico, è ricco di selci e marne argillose. In tal senso la distinzione rispetto a 6150, o 6230, è meno netta di quanto appaia in teoria. Caso diverso è quello dei pascoli pingui di altitudine, i cosiddetti poeti (Poion alpinae s.l.), comunità vegetali che a fine stagione presentano un cotico perfettamente rasato.. La presenza di un carico pascolante di rilievo, favorisce, infatti, queste formazioni, sia a scapito di 6150 che di 6170, o anche di 6230. A livello paesaggistico e funzionale si tratta di ambienti da non sottovalutare ma una coerente applicazione del manuale interpretativo, porta ad escludere la possibilità che ad essi sia possibile associare uno specifico codice. Nella realtà di aree intensamente pascolate, quindi, si dovrà porre attenzione per evitare di classificare in 6170 tutto o gran parte del complesso malghivo.
Le comunità di Arabidion, delle conche e dei versanti a prolungato innevamento, vanno incluse, come recita esplicitamente il manuale, in questo tipo. Si ritiene, inoltre, che possano essere attribuite a questo codice le situazioni, ad elevata naturalità, ricche in sesleria, di norma più termofile e soggette a ruscellamento, in cui è specie guida Calamagrostis varia. Anche gli aspetti a quote più elevate del Festucetum alpestris possono esservi ricondotti, almeno laddove la componente termofila di Festuco-Brometea, 6210, sia ancora troppo debole.

Specie vegetali tipiche

Dominanti:

Calamagrostis varia, Carex ferruginea, Carex firma, Carex mucronata, Carex rupestris, Dryas octopetala, Elyna myosuroides, Festuca norica, Sesleria caerulea.

Caratteristiche:

Achillea clavenae, Antennaria carpatica, Astragalus alpinus, Astragalus australis, Astragalus frigidus (DD), Callianthemum kerneranum (VU), Carex capillaris, Carex curvula subsp. rosae (NT), Chamorchis alpina, Comastoma tenellum, Crepis kerneri, Dianthus glacialis (EN), Draba dubia, Gentiana clusii, Gentiana pumila (NT), Gentiana terglouensis, Helianthemum alpestre, Lomatogonium carinthiacum (NT), Nigritella buschmanniae (EN), Nigritella rubra, Oxytropis campestris, Oxytropis montana agg., Pedicularis comosa (NT), Pedicularis elongata, Pedicularis oederi (EN), Pedicularis rosea, Pedicularis rostrato-capitata, Pedicularis rostratospicata subsp. helvetica (NT), Ranunculus hybridus, Salix reticulata, Taraxacum pacheri (NT), Traunsteinera globosa, Viola calcarata (EN).

Altre:

Agrostis alpina, Alchemilla flabellata, Allium victorialis (NT), Androsace lactea (EN), Anemone baldensis, Anemone narcissiflora (NT), Anthyllis alpestris, Anthyllis montana L. subsp. jacquinii (NT), Arenaria ciliata subsp. multicaulis (L.) Arcang. (NT-DD), Armeria alpina, Aster alpinus, Aster bellidiastrum, Astragalus depressus (NT), Callianthemum coriandrifolium (NT), Campanula scheuchzeri, Carex atrata, Carex ornithopoda, Carex sempervirens, Carlina acaulis, Crepis alpestris, Crepis aurea, Crepis pontana (VU), Draba aizoides, Erica carnea, Erigeron atticus (NT), Euphrasia officinalis L. subsp. kerneri (DD), Euphrasia portae (DD), Festuca pumila, Fritillaria tubiformis (VU), Gentiana bavarica, Gentiana lutea, Gentiana nivalis, Gentiana prostrata (NT), Gentiana utriculosa, Gentiana verna, Gentianella anisodonta, Gentianella pilosa, Globularia cordifolia, Geranium argenteum (NT), Hedysarum hedysaroides, Helianthemum grandiflorum, Hieracium villosum, Hippocrepis comosa, Homogyne discolor (VU), Horminum pyrenaicum, Hypochoeris facchiniana (VU), Juncus monanthos, Knautia baldensis (DD), Knautia velutina (DD), Laserpitium peucedanoides, Leontopodium alpinum, Leucanthemum heterophyllum, Ligusticum lucidum (NT), Ligusticum mutellina, Nigritella nigra agg., Orchis spitzelii (EN), Oxytropis lapponica (NT), Phyteuma orbiculare, Polygala alpestris, Potentilla crantzii, Potentilla nivea (CR), Primula minima, Pulsatilla alpina subsp. alpina, Ranunculus bilobus (NT), Ranunculus montanus agg., Salix serpillifolia, Scabiosa lucida, Scorzonera aristata, Seseli libanotis (NT), Sesleria sphaerocephala, Silene acaulis, Silene alpestris (NT), Soldanella alpina, Trifolium thalii, Trollius europaeus, Tulipa sylvestris subsp. australis (VU), Veronica aphylla.

Distribuzione in provincia

Tipo di habitat importante per qualità e per estensione. Presente quasi ovunque nei siti Natura 2000 di quota elevata con substrati carbonatici, con una superficie relativamente rilevante.

Dinamismo naturale

Habitat complesso, in cui i fattori naturali concorrono a determinare successioni e stadi seriali, dagli aspetti più primitivi, sulle falde deritiche ancora poco consolidate, a quelli più maturi (copertura erbacea totale, suolo più o meno acidificato nell’orizzonte superiore, invasione di specie legnose soprattutto in assenza di pascolo). I differenti tipi di questo habitat formano spesso un mosaico di aspetti vegetazionali che derivano dalle condizioni microclimatiche e topografiche. Acclività, esposizione, durata dell’innevamento, maggiore o minore presenza di componenti marnose e selcifere, le modalità del rifornimento idrico condizionano l’evoluzione dei popolamenti. Da non trascurare i processi di acidificazione nelle aree di altopiano carsiche. A quote inferiori al limite del bosco i seslerieti hanno spesso sostituito le mughete.

Note ed osservazioni

Dagli ambienti prealpini a clima insubrico, a quelli dolomitici con influenza subcontinentale, questo tipo interessa aree di straordinario valore ambientale, naturalistico e paesaggistico, talvolta soggette a pressioni turistiche rilevanti.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

Il pascolo, soprattutto bovino, ma anche ovino, rappresenta il tipo di utilizzo più tradizionale, consolidato nei secoli ma che ha subito negli ultimi decenni modifiche sostanziali, spesso già osservabili nella composizione floristica delle diverse unità vegetazionali. Ovviamente tutti gli insediamenti e le presenze delle attività ad essi collegate hanno un impatto che, tuttavia, qualora non si configuri come distruttivo, può contribuire a mantenere o ad arricchire la biodiversità.