Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

* Formazioni erbose sub-pannoniche

  • * Subpannonische Steppen-Trockenrasen
  • * Sub-Pannonic steppic grasslands
Stipa capillata sul Doss Trento
Stipa capillata sul Doss Trento - ph A. Bertolli
Cod. Habitat Natura 2000

6240

Caratteristiche generali dell'habitat

Il tipo comprende le stazioni più termoxerofile e continentali, caratterizzate da entità a distribuzione mediterraneo-steppica, di regola assai rare nell’arco alpino, essendo esse localizzate nei distretti a piovosità molto bassa, spesso coincidenti con vallate il cui asse è orientato ovest-est. La specie discriminante, rispetto ad altre tipologie di prato arido, può essere considerata Stipa capillata (che in TN ha presenza solo puntiforme, talora relegata in sottoroccia). Questo codice è stato richiesto dall’Austria, in parte interessata dal bacino pannonico (di qui il nome), e consente di valorizzare, giustamente quale habitat prioritario, ambienti estremi di rilevante valore fitogeografico.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

L’habitat comprende, secondo il manuale, popolamenti riferibili all’alleanza Festucion valesiacae, la cui effettiva presenza in Trentino è dubbia o comunque ridotta a stazioni frammentarie. Nei prati aridi a impronta steppica sono sicuramente rappresentate le alleanze Stipeto-Poion xerophilae e Diplachnion serotinae Si tratta, in ogni caso, di situazioni rare (anche se Cleistogenes = Diplachne serotina è relativamente e localmente diffusa), di indubbio valore fitogeografico. Nell’alleanza sono compresi popolamenti di substrati sia silicei che calcarei. Essi sono diffusi anche nelle altre isole arido-continentali, soprattutto in Val Venosta, Svizzera e Austria. All’alleanza Diplachnion sono riferibili gli aspetti più mediterranei e centro-orientali (insubrici e subillirici), diffusi nella Valle dell’Adige, bassa Valle del Sarca e Val Sugana, mentre altre stazioni sono dislocate in Val di Non. Ambienti ad impronta steppica sono osservabili in Val di Sole ma, spesso, sono state invase dal bosco e, quindi, meno riconoscibili. La distinzione rispetto a 6210 resta sempre problematica. In realtà stazioni con specie steppiche restano in TN una rarità e, non di rado, interessano habitat marginali, di tipo rifugiale (esempio sottoroccia per Stipa capillata).
L’habitat elettivo di queste comunità è spesso confinato alle stazioni rupestri, inadatte alla coltivazione e meno aggredite dal rimboschimento naturale. Per la frammentarietà di questi lembi prativi aridi sono spesso associabili a questo codice anche le rare stazioni della classe Sedo-Scleranthetea (margini di muretti a secco, stazioni rupestri aride), per le quali è stato pure previsto uno specifico codice, prioritario: 6110 (Formazioni erbose rupicole calcaree o basifile dell’Alysso-Sedion albi).
Le stazioni aride, spesso residuali e confinate in habitat rupestri in seguito all’abbandono colturale o allo sfruttamento intensivo, dislocate sul piede meridionale delle Alpi Orientali, in cui elementi di impronta mediterranea e subillirica confluiscono con quelli a carattere continentale-steppico, rappresentano habitat di rilevante pregio, meritevoli di essere valutati al di là di interpretazioni sintassonomiche più o meno estensive.

Specie vegetali tipiche

Dominanti:

Bothriochloa ischaemum, Cleistogenes serotina, Festuca valesiaca (NT), Poa molineri, Stipa capillata (NT), Stipa eriocaulis.

Caratteristiche:

Achillea tomentosa (NT), Achillea virescens (VU), Astragalus onobrychis, Astragalus monspessulanus (NT), Chondrilla juncea, Dracocephalum austriacum (EN), Ephedra helvetica (EN), Heteropogon contortus (VU), Medicago minima, Minuartia laricifolia, Oxytropis pilosa (NT), Scorzonera austriaca, Seseli pallasii (DD), Silene otites, Stipa bromoides (CR), Stipa pennata (=S. johannis) (EN/DD), Thymus oenipontanus, Veronica dillenii (NT), Veronica prostrata (NT).

Altre:

Artemisia campestris, Asperula purpurea, Bromus erectus, Buglossoides incrassata, Campanula spicata, Carex humilis, Carex liparocarpos, Carex stenophylla, Carthamus lanatus (EN), Centaurea stoebe s.lato, Centaurium erythraea, Chrysopogon gryllus, Dianthus sylvestris, Erysimum rhaeticum, Festuca rupicola, Fumana ericifolia (= ericoides), Fumana procumbens, Helianthemum canum, Helianthemum ovatum, Koeleria macrantha, Melica ciliata, Minuartia mutabilis (NT), Minuartia rubra, Notholaena marantae (CR), Onosma helvetica subsp. tridentina (VU), Petrorhagia prolifera, Petrorhagia saxifraga, Phleum phleoides, Potentilla pusilla, Prunella laciniata (NT), Pseudolysimachion barrelieri (VU), Pseudolysimachion pallens (VU), Pseudolysimachion spicatum, Pulsatilla montana (NT), Saxifraga tridactylites, Sedum montanum agg., Sempervivum arachnoideum, Sherardia arvensis (NT), Trifolium scabrum, Trifolium striatum (EN), Verbascum chaixii, Vicia lutea (CR).

Estinte:

Carex supina §, Medicago monspeliaca, Stachys germanica #.

Distribuzione in provincia

La possibilità di attribuire a questo tipo alcuni ambienti steppico-continentali (Val di Non, Val di Sole e pochissimi altri localizzati in Val d’Adige e Val di Fiemme) è stata ventilata solo nel corso della stesura di queste note. Non si esclude l’ipotesi che alcune stazioni significative siano localizzate all’esterno dei SIC.

Dinamismo naturale

La conservazione di questo prezioso habitat è stata assicurata dalle tradizionali cure colturali, associate a situazioni geomorfologiche estreme. L’intensivizzazione delle colture nelle stazioni più accessibili e l’abbandono in quelle più acclivi sta accelerando l’incespugliamento. Talvolta gli incendi hanno contribuito a rallentare questo processo, ma non si tratta certamente di eventi auspicabili. La vegetazione potenziale climacica di queste stazioni è riferibile a pinete di pino silvestre nelle aree più continentali e a boschi di roverella in quelle più esterne e a quote inferiori.

Note ed osservazioni

In fase di ricognizione preliminare questo codice habitat non era stato valutato. Opportuna e necessaria una verifica sulla base di indicazioni florocartografiche. Trattandosi di habitat prioritario vi è l’obbligo, se confermata la presenza, di provvedere alla sua tutela.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

Le stazioni steppiche di questo tipo sono state utilizzate, in modo estensivo, in passato, fino agli anni ’60. Il pascolo ovicaprino ha certamente influito evitando o limitando l’incespugliamento. La vulnerabilità di questi siti deriva, oggi, più da situazioni di abbandono che di utilizzazione. Per effetto della loro scarsa accessibilità, i pendii arido-rupestri sarebbero meno vulnerabili se il rischio fosse inteso come probabilità di produrre alterazioni di origine antropica. La loro frammentarietà e l’incuria determinano situazioni di rischio collegate ai processi dinamici naturali. In passato sono stati effettuati rimboschimenti in aree adiacenti che possono aver influito negativamente sulle condizioni ecologiche.