Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile

  • Feuchte Hochstaudenfluren der planaren und montanen bis alpinen Stufen
  • Hydrophilous tall herb fringe communities of plains and of the montane to alpine levels
Adenostyles alliariae, Peucedanum ostruthium, tra epilobi e ontano verde, nelle vicinanze del passo del Manghen
Habitat 6430 presso il passo del Manghen - ph A. Agostini
Cod. Habitat Natura 2000

6430

Caratteristiche generali dell'habitat

Include comunità di orli e mantelli boschivi, a carattere nitro-igrofilo, con specie in generale di taglia elevata (alte erbe, megaforbie), che si sviluppano al margine dei boschi e dei corsi d’acqua. Nella fascia collinare e submontana sono prevalenti gli aspetti di Galio-Urticetea, antropogenici ma certamente ormai assai “naturalizzati” nel paesaggio colturale. A livello montano-alpino sono invece prevalenti gli aspetti di Mulgedio-Aconitetea, caratterizzati da maggiore naturalità, favoriti da situazioni orografiche che determinano accumulo di nutrienti e lunga durata dell’innevamento.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

Il manuale cita esplicitamente due sottotipi (e in tal modo sono stati censiti gli habitat trentini). Il primo con le comunità di Glechometalia (sinonimo di Lamio albi-Chenopodietalia boni-henrici) e di Convolvuletalia sepium che nel loro insieme formano la classe Galio-Urticetea (seguendo la sinossi di Mucina e coll. sulla vegetazione dell’Austria). Il secondo con le comunità di alte erbe (megaforbie) igrofile e perenni, montano-alpine, della classe Betulo-Adenostyletea (sinonimo di Mulgedio-Aconitetea). È quindi possibile riconoscere dignità di habitat di interesse comunitario a numerose comunità di margine, spesso di origine antropogena e di conseguenza trascurate, visto anche il loro carattere tendenzialmente nitrofilo. Specialmente a quote basse risulta difficile, peraltro, cartografare questi habitat, molto diffusi in verità, ma quasi sempre assai frammentari. Spesso si tratta, infatti, di stadi evolutivi legati alla gestione del bosco o del prato e, come tali, destinati a modificare nel tempo la propria distribuzione spaziale. In questo tipo, anziché in 6410 che potrebbe essere presente nelle adiacenze, vanno ricondotti gli aspetti di Calthion (Filipendulenion in particolare) che caratterizzano, con alte erbe, i margini dei prati umidi in aree periboschive. Ciò vale anche per gli scirpeti, comunità relativamente diffuse. Anche se il manuale non le cita espressamente, si ritiene inoltre opportuno che ai consorzi di megaforbie di Adenostyletalia si possano associare la gran parte delle comunità della classe Epilobietea angustifolii che caratterizzano margini e radure boschive. Ci si riferisce in particolare a consorzi con Rubus idaeus e con Epilobium angustifolium dominanti, la cui dignità ecologica non sembra inferiore a quella delle altre formazioni citate e che nel paesaggio alpino svolgono un importante ruolo di indicatori ecologici essendo associate a stadi prenemorali o di ripresa del bosco.
Questo habitat è dunque tra i più eterogenei, con comunità rientranti in almeno 4 diverse classi di vegetazione ed è diffuso dal fondovalle fino alle praterie alpine lungamente innevate. Trattandosi di comunità erbacee non si dovranno includere in questo codice le alnete di ontano verde, nonostante l’evidente coincidenza del corteggio flogistico di megaforbie

Specie vegetali tipiche

Dominanti:

Aconitum lycoctonum, Aconitum napellus agg., Adenostyles alliariae, Aegopodium podagraria, Angelica sylvestris, Chaerophyllum hirsutum, Cirsium heterophyllum, Cirsium oleraceum, Crepis paludosa, Deschampsia caespitosa, Epilobium angustifolium, Filipendula ulmaria, Mentha longifolia, Petasites hybridus, Rubus idaeus, Scirpus sylvaticus, Senecio cacaliaster, Senecio cordatus.

Caratteristiche:

Achillea macrophylla, Alchemilla div. sp., Calystegia sepium, Cicerbita alpina, Cirsium carniolicum (NT), Crepis pyrenaica, Delphinium dubium (VU), Digitalis grandiflora, Doronicum austriacum, Geranium sylvaticum, Pedicularis foliosa (NT), Pedicularis hacquetii (VU), Peucedanum ostruthium, Phyteuma ovatum, Poa hybrida (NT).

Altre:

Aconitum degenii, Alliaria petiolata, Calamagrostis arundinacea, Carduus personata, Cerinthe glabra (NT), Cirsium palustre, Epilobium hirsutum, Geranium robertianum, Geum rivale, Glechoma hederacea, Juncus conglomeratus, Juncus effusus, Lamium album, Lathyrus laevigatus (NT), Lysimachia vulgaris, Lythrum salicaria, Phalaris arundinacea, Pleurospermum austriacum (NT), Poa remota (NT), Silene dioica, Stemmacantha rhapontica (NT), Thalictrum aquilegiifolium, Thalictrum lucidum, Trollius europaeus.

Estinte:

Arctium tomentosum §.


N.B. Eventuali presenze, significative e a livello di codominanza, di entità esotiche infestanti (Helianthus tuberosus, Impatiens glandulifera, Solidago canadensis, ecc.) che tendono a formare comunità in questi ambienti rappresentano un sintomo di degrado e, pertanto, non vanno classificate e attribuite a questo codice. L’utilità di mantenere fasce tampone lungo i corsi d’acqua rappresenta un obiettivo gestionale determinante rispetto all’esigenza di applicare criteri floristici rigorosi. Di qui l’opportunità di non escludere fasce spondali che inevitabilmente risentono di qualche inquinamento floristico.

Distribuzione in provincia

Habitat diffusamente rappresentato nella maggioranza dei SIC trentini, soprattutto con il sottotipo a megaforbie subalpine.

Dinamismo naturale

Habitat che comprende numerose unità vegetazionali e che non consente quindi di generalizzare. In comune vi è che si tratta di stadi transitori, tipicamente seriali, ma molto costanti anche in ambienti naturali in quanto legati alla dinamica del bosco (schianti, slavine), più ancora che alle pratiche colturali. La loro evoluzione è strettamente dipendente dai livelli altitudinali e dalle formazioni potenzialmente climatogene della fascia in cui vegetano, potendo quindi passare dai boschi alluvionali di fondovalle (querco-carpineti), alle faggete, agli abieteti, peccete, larici-cembreti e rodoro-vaccinieti.

Note ed osservazioni

Queste comunità, spesso poco considerate per la loro distribuzione frammentaria, svolgono importanti funzioni ecologiche e utilizzano rilevanti quantità di azoto. Possono inoltre favorire i processi di decomposizione della sostanza organica. Temuta dai selvicoltori è la loro elevata concorrenzialità che ritarda la rinnovazione; si tratta invece di una risposta ecologica chiara (protezione del suolo da agenti erosivi) che andrebbe rispettata evitando le eccessive aperture della copertura boschiva.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

Di norma questi habitat non sono soggetti a particolari pressioni di utilizzazione e vengono anzi considerati alla stregua di “incolti improduttivi”. Strettamente legati alla dinamica dei popolamenti boschivi in ambienti freschi e relativamente umidi, mostrano elevata capacità di adattamento. Sono invece sensibili, soprattutto a bassa quota, all’invasione di specie esotiche. Gli aspetti più vulnerabili sono quelli delle cenosi umide di Glechometalia, talvolta con elementi di Molinion, che possono essere facilmente danneggiate e ulteriormente degradate da bonifiche e captazioni. Certi tipi di gestione selvicolturale possono favorire, al contrario, proprio il loro sviluppo.