Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

Torbiere basse alcaline

  • Kalkreiche Niedermoore
  • Alkaline fens
Pendio soggetto a ruscellamento con Eriophorum latyfolium a Broca in Val d'Ambiez
Pendio con Eriophorum latyfolium a Broca in Val d'Ambiez - ph L. Sottovia
Cod. Habitat Natura 2000

7230

Caratteristiche generali dell'habitat

Questo tipo di habitat è relativamente diffuso nella fascia montana e subalpina ma, spesso, frammentario e molto articolato, con altri tipi di ambienti umidi ad esso associati. Le torbiere basse alcaline sono edificate da piccole carici e ospitano numerose specie, sia vascolari che briofitiche. I suoli, ricchi di basi, sono minerotrofici, ad elevata conducibilità, con pH da alcalino a subacido (contatti con torbiere di transizione e con i molinieti nelle aree pianeggianti).

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

In questo habitat sono da comprendere tutte le comunità di Caricion davallianae. Le indicazioni fornite dal manuale, consentirebbero di assimilare a questo tipo anche situazioni intermedie e le aree di contatto con le altre comunità igrofile a piccole carici e a Molinia. In mancanza di uno specifico codice, anche i nuclei di sorgente, almeno quelli diffusi su pendio, possono esservi associati. In complessi torbosi si potranno riferire a 7230 anche le piccole aree con canneti e magnocariceti. La loro frammentazione è spesso derivante da bonifiche e costruzione di infrastrutture. Il riconoscimento non pone difficoltà ed è spesso agevolato, oltre che dalle specie guida, dalle vistose fioriture di eriofori ed orchidee palustri. La distinzione di alcune situazioni, ad esempio con Carex nigra, rispetto a 7140 può essere agevolata da criteri geomorfologici. Di regola, infatti, 7140 occupa stazioni pianeggianti con maggiore ristagno rispetto a 7230 che predilige stazioni debolmente inclinate con ruscellamento. Da ricordare, infine, che comunità di Caricion davallianae possono svilupparsi anche su suoli a matrice silicatica purché non troppo calciocarente (es. porfidi).
Un’interpretazione estensiva del manuale (si confronti un passaggio a pag. 78) consentirebbe di risolvere il problema dell’attribuzione di un codice Natura 2000 ad alcuni tipi di fragmiteti e magnocariceti, per i quali rsesta l’esigenza di garantire loro un codice che eviti l’oblio, constatata la loro indubbia valenza naturalistica.

Specie vegetali tipiche

Dominanti:

Carex davalliana, Schoenus ferrugineus (NT), Schoenus nigricans, Trichophorum caespitosum.

Caratteristiche:

Carex dioica (NT), Carex pulicaris (EN), Dactylorhiza incarnata (VU), Dactylorhiza traunsteineri (VU), Eleocharis quinqueflora, Epipactis palustris (VU), Eriophorum latifolium, Liparis loeselii (EN), Primula farinosa, Swertia perennis (VU), Trichophorum alpinum

Altre:

Agrostis stolonifera, Allium schoenoprasum, Aster bellidiastrum, Bartsia alpina, Blysmus compressus, Callianthemum coriandrifolium (NT), Cardamine rivularis (NT), Carex flava, Carex frigida, Carex hartmanii (VU), Carex hostiana, Carex juncella (DD), Carex lepidocarpa, Carex panicea, Dactylorhiza cruenta (VU), Dactylorhiza majalis (NT), Eleocharis uniglumis (NT), Equisetum palustre, Equisetum fluviatile (NT), Equisetum variegatum, Festuca trichophylla (NT), Galium uliginosum (NT), Herminium monorchis (VU), Juncus alpinoarticulatus, Juncus subnodulosus (VU), Molinia caerulea, Parnassia palustris, Pedicularis palustris (VU), Pinguicula vulgaris, Potentilla erecta, Primula farinosa, Salix repens subsp. rosmarinifolia (VU), Sesleria caerulea, Thalictrum alpinum (CR), Tofieldia calyculata, Triglochin palustre, Valeriana dioica, Willemetia stipitata. Importante la componente briofitica.

Estinte:

Carex capitata, Hierochloe odorata.

Distribuzione in provincia

Diffuso in gran parte del territorio provinciale, anche se le superfici stimate appaiono inferiori a quelle di 7110. Ciò deriva certamente dai criteri utilizzati per la selezione dei biotopi. Va infatti considerato che lembi di questo habitat sono presenti nei pascoli regolarmente monticati (non di rado esterni ai SIC) e, talvolta, anche all’interno di formazioni boscate e, in tal caso, non cartografabili.

Dinamismo naturale

Le aree umide sono strettamente dipendenti dalle variazioni dell’afflusso idrico. In assenza di disturbo o di variazioni climatiche significative, le torbiere soligene di ruscellamento sono abbastanza stabili mentre quelle topogene, subacide e più fragili, potrebbero evolvere verso torbiere intermedie e/o molinieti. In stazioni subalpine si formano mosaici con saliceti e anche altri arbusti possono entrare. In stazioni di bassa quota è possibile l’ingresso di specie legnose gravitanti in Alnetea glutinosae.

Note ed osservazioni

Una lettura ed interpretazione estensiva del manuale, a prescindere dal titolo, dovrebbe consentire di riferire a questo habitat diversi tipi di ambienti umidi, anche non propriamente “torbosi”. Le situazioni migliori e più integre meriterebbero di essere considerate habitat prioritario. Di notevole pregio paesistico alcune facies al tempo di fioritura delle orchidee e degli eriofori.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

Si tratta di ambienti fragili, come tutti quelli umidi, anche se sui pendii si assiste talvolta a fenomeni di ringiovanimento del suolo. Le captazioni idriche e i drenaggi per il miglioramento del pascolo rappresentano i rischi maggiori. L’eccesso di pascolo banalizza la flora e favorisce l’ingresso delle entità meno igrofile dai prati pingui adiacenti. Esperienze maturate in Germania consigliano uno sfalcio tardivo (agosto-settembre), a mano o con decespugliatore. Sembra sufficiente intervenire ogni due anni e comunque più frequentemente in siti meno umidi.
Tale habitat merita una maggiore attenzione in quanto il recente Libro Rosso degli habitat d’Italia lo pone nella lista di quelli a minaccia più alta.