Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

* Formazioni pioniere alpine del Caricion bicoloris-atrofuscae

  • * Alpine Pionierformationen des Caricion bicoloris-atrofuscae
  • * Alpine pioneer formations of the Caricion bicoloris-atrofuscae
Carex microglochin e Juncus triglumis in Val Venegia
Carex microglochin e Juncus triglumis in Val Venegia - ph C. Lasen
Cod. Habitat Natura 2000

7240

Caratteristiche generali dell'habitat

Popolamenti, molto rari in tutto l’arco alpino, caratterizzati da piate erbacee perenni, soprattutto piccole carici e giunchi, oltre ad alcuni muschi, che vegetano ai bordi dei ruscelli, spesso in corrispondenza di terrazzi o in prossimità di sorgenti, in stazioni lungamente innevate, in cui depositi torbosi si alternano ad apporti alluvionali, con detriti sabbioso-limosi che ringiovaniscono i suoli. Le specie caratteristiche, quasi tutte assai rare, prediligono pianori glaciali sui quali confluiscono sedimenti fini di varia origine, con componenti carbonatiche, marnoso-terrigene o anche silicatiche. Per le ridotte dimensioni l’habitat è spesso frammentario e difficilmente cartografabile.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

Come indicato dal nome stesso del tipo, le comunità vegetali coincidono con l’alleanza Caricion bicoloris-atrofuscae, che, per ragioni di priorità, dovrebbe essere chiamato Caricion atrofusco-saxatilis. L’associazione meno rara, almeno in ambito dolomitico, è lo Junco triglumis-Kobresietum simpliciusculae (= Astero bellidiastri-Kobresietum), che talvolta forma mosaici con altre cenosi delle sorgenti, dei pascoli e delle torbiere alpine, risultando quindi sottostimato.

Specie vegetali tipiche

Dominanti:

Carex bicolor (NT), Carex microglochin (EN), Juncus triglumis, Kobresia simpliciuscula.

Caratteristiche:

Juncus arcticus (CR).

Altre:

Aster bellidiastrum, Bartsia alpina, Carex davalliana, Carex frigida, Carex lachenalii (NT), Carex nigra, Deschampsia caespitosa, Eriophorum scheuchzeri, Equisetum variegatum, Juncus alpinoarticulatus, Primula farinosa, Saxifraga aizoides, Sesleria caerulea, Trichophorum caespitosum. Importante la componente briofitica.

Estinte:

Tofieldia pusilla.

Distribuzione in provincia

In Trentino sono stati identificati tre siti: Val Duron, Val Venegia e Pale di S.Martino (siti per i quali esiste una specifica bibliografia di riferimento). Certamente sono presenti altri frammenti ma essi non sono stati cartografati o si trovano fuori dai perimetri dei SIC.

Dinamismo naturale

Le formazioni pioniere si mantengono solo se non variano nel tempo le condizioni che hanno favorito il loro insediamento. La ricorrenza dei fenomeni alluvionali, che creano nicchie erosive, è quindi fattore determinante per la sopravvivenza dell’habitat. La stagione vegetativa è molto breve, trattandosi di habitat tipico di stazioni lungamente innevate con gelate perduranti. Estati molto calde e secche possono essere dannose e favoriscono l’ingresso di entità dei pascoli circostanti. Questo habitat è spesso circondato da sorgenti con muschi, da torbiere alcaline (formazioni riferibili a 7230) o, più raramente, da torbiere di transizione subacide (7140).

Note ed osservazioni

Habitat particolarmente raro e vulnerabile, spesso di rilevante bellezza paesaggistica, da utilizzare quale indicatore di pregio ecologico e di naturalità.  Meriterebbero di essere censiti anche i frammenti non cartografabili.
Stadi a subdominanza di Kobresia sono diffusi in area dolomitica ma vanno considerati una buona subassociazione del firmeto (6170) In zone prossime a sorgenti Kobresia si trova, non troppo raramente, con Juncus triglumis. Di regola si tratta di popolamenti ridotti, non cartografabili. Se, però, l’estensione fosse notevole e si avesse la sensazione che si tratta di un ambiente meritevole, anche in assenza di Carex bicolor esistono gli estremi per l’attribuzione a 7240, trattandosi di comunità che rientrano, appunto, in Caricion atrofusco-saxatilis.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

L’estrema rarità di questo habitat, considerato giustamente prioritario, deriva in parte da fattori naturali ma, in misura certamente maggiore, dal fatto che i siti potenziali si prestano meglio di altri, per la loro geomorfologia,  ad essere oggetto di interventi distruttivi, quali, ad esempio: la creazione di bacini per uso idroelettrico, la captazione idrica per ottenere acque potabili, la costruzione di strade, che spesso seguono i fondovalle e che interrompono gli habitat frammentandoli, di impianti turistici, incluso l’innevamento artificiale. Anche il pascolo, qualora fosse non solo sporadico, incide negativamente sui popolamenti introducendo, con il calpestio (spesso segnalato da Blysmus compressus) e le deiezioni, specie banali e nitrofile. L’eccessivo carico turistico è pure pregiudizievole alla conservazione di tale pregiato habitat. Per queste aree, anche fuori dai SIC, sarebbe auspicabile l’apposizione di un vincolo paesaggistico, attraverso il quale fornire indicazioni per una più efficace tutela e gestione.