Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

Faggeti del Luzulo-Fagetum

  • Hainsimsen-Buchenwald (Luzulo-Fagetum)
  • Luzulo-Fagetum beech forests
Faggeta sul versante di Raffaei - Caoria
Faggeta sul versante di Raffaei - Caoria - ph F. Prosser
Cod. Habitat Natura 2000

9110

Caratteristiche generali dell'habitat

Il tipo comprende le faggete acidofile, pure o miste con conifere, che caratterizzano diversi ambiti altitudinali, dal livello collinare a quello altimontano. Esse gravitano nell’Europa centrale e centro-settentrionale ma sono diffuse, in corrispondenza di substrati silicatici, anche sul versante meridionale dell’arco alpino, in settori a clima tendenzialmente oceanico.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

L’identificazione delle comunità vegetali che caratterizzano questo habitat non pone problemi interpretativi in quanto vi è piena corrispondenza con l’alleanza Luzulo-Fagion (che Mucina et al., riferiscono all’ordine Quercetalia robori-petraeae). Per motivi selvicolturali queste faggete sono state artificialmente coniferate nella fascia montana, mentre in quella submontana può essere stato favorito il castagno e si manifesta il contatto con i rovereti. Anche il manuale interpretativo accenna a due sottotipi, uno collinare e termofilo con querce (soprattutto rovere) ed uno montano con partecipazione di abete bianco e/o abete rosso. In linea generale il corteggio floristico è povero e caratterizzato da specie acidofile a larga distribuzione. Mancando un codice specifico per gli abieteti, potrebbe essere ragionevole che confluiscano in 9110 alcuni luzulo-abieteti, purché non poveri di faggio e di specie fagetali.

Specie vegetali tipiche

Dominanti:

Abies alba, Fagus sylvatica, Luzula luzuloides, Picea abies, Vaccinium myrtillus.

Caratteristiche:

Calamagrostis arundinacea, Lathyrus niger, Luzula nivea, Quercus petraea.

Altre:

Athyrium filix-femina, Avenella flexuosa, Betula pendula, Castanea sativa, Epipogium aphyllum (VU), Festuca heterophylla, Hedera helix, Hieracium murorum, Maianthemum bifolium, Melampyrum pratense, Ostrya carpinifolia, Oxalis acetosella, Pinus sylvestris, Prenanthes purpurea, Pteridium aquilinum, Solidago virgaurea, Sorbus aucuparia, Tilia cordata, Veronica officinalis, Veronica urticifolia, Viscum album subsp. abietis (NT). Importanti alcune briofite acidofile del genere Polytrichum.

Distribuzione in provincia

Habitat a media diffusione, che interessa diversi siti nei distretti silicei.

Dinamismo naturale

Le faggete acidofile del Luzulo-Fagion sono un’espressione climacica e come tali, in assenza di perturbazioni antropiche o di significative variazioni del clima, da considerarsi molto stabili. La selvicoltura può ulteriormente favorire le conifere, soprattutto l’abete rosso (e ciò va considerato un aspetto di degradazione), ma esse possono svolgere un ruolo importante anche nelle successioni dei boschi misti in tempi dell’ordine dei secoli.

Note ed osservazioni

Il loro riconoscimento dovrebbe essere fondato, più che sulla base della sola composizione dello strato arboreo, influenzata dal periodo e dalla gestione selvicolturale, sulla componente erbacea nella quale, rispetto ai boschi di conifere, le entità fagetali devono essere ancora ben rappresentate (si confrontino le liste dei successivi habitat, in particolare di 9130). In casi di estremo impoverimento del sottobosco erbaceo l’unica specie veramente fagetale potrebbe essere, appunto, il faggio.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

Le formazioni prossime al climax dovrebbero essere tendenzialmente meno vulnerabili ma in realtà il trattamento selvicolturale incide sensibilmente sulla composizione arborea. Nella fascia collinare e submontana, a parte la concorrenza del castagno (che, almeno in passato, potrebbe essere stato favorito), vi è il rischio di penetrazione della robinia nel caso di aperture eccessive e della sua presenza nelle adiacenze. Nei cedui, a volte interessanti a livello di diversità floristica vascolare, la composizione è condizionata dalle scelte e dalla durata dei turni. Sui pendii più acclivi un’eccessiva scopertura del suolo può innescare processi erosivi.