Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

Querceti di rovere del Galio-Carpinetum

  • Eichen-Hainbüchenwäldern der Galio-Carpinetum
  • Galio-Carpinetum oak-hornbeam forests
xxxxxxxxxx
 
Cod. Habitat Natura 2000

9170

Caratteristiche generali dell'habitat

Rispetto a 9160, con querce e carpino bianco che restano le specie guida dominanti, questo habitat è caratterizzato da suoli meno umidi e dalla netta prevalenza della rovere. Esso interessa le regioni a clima subcontinentale comprese nell’areale centroeuropeo del faggio. In tale tipo si dovrebbero comprendere anche comunità simili diffuse nell’Europa centro-orientale, con clima continentale, situate a oriente del limite di distribuzione del faggio.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

La corrispondenza con comunità di Galio-Carpinetum è espressamente nominata nel titolo del codice e appare dunque tassativa. Pedrotti & Gafta (1999) accertano la presenza di Galio laevigati-Carpinetum in Trentino, con 11 rilievi eseguiti su substrati silicei  e detriti morenici. Nello stesso contributo essi descrivono anche Luzulo niveae-Quercetum petraeae, pure diffuso sui substrati silicatici. Sfortunatamente, per i boschi acidofili di rovere sudalpini (senza carpino bianco), che pure sono di rilevante valore fitogeografico, non sono previsti specifici codici habitat. In assenza di alternative, considerata la più che dubbia praticabilità di poterli riferire ai boschi pannonici (prioritari)  del codice 91G0 (che pure prevede la compartecipazione del carpino bianco), si potrebbe proporre un’interpretazione più estensiva al fine di far rientrare, senza creare un nuovo codice, per evidenti affinità ecologiche e fitogeografiche, tali boschi di rovere in questo tipo. La differenza tra comunità di Quercetalia robori-petraeae e Carpinion (Fagetalia) non sembra quindi motivo sufficiente per l’attribuzione a 9160 o a 9170 rispettivamente. Più che la sintassonomia dovrebbe essere considerata, in Trentino dove il clima varia da insubrico e submediterraneo a subcontinentale, la capacità di ritenzione idrica dei suoli, associata alla geomorfologia. Di norma i boschi di rovere si sviluppano su versanti ben drenati a quote superiori a quelle dei carpineti (localizzati a fondovalle).

Specie vegetali tipiche

Dominanti:
Carpinus betulus, Quercus petraea.
Caratteristiche:

Asarum eruropaeum, Festuca heterophylla, Galium laevigatum, Hieracium laevigatum, Hieracium racemosum, Hieracium sabaudum, Luzula nivea.

Altre:

Acer campestre, Aegopodium podagraria, Carex digitata, Carex montana, Carex umbrosa (NT), Clematis vitalba, Convallaria majalis, Corylus avellana, Cytisus scoparius, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Hieracium murorum, Lamium orvala, Lathyrus niger, Ligustrum vulgare, Melampyrum pratense, Mycelis muralis, Orobanche rapum-genistae (CR), Poa nemoralis, Polygonatum multiflorum, Prunus avium, Salvia glutinosa, Sorbus torminalis, Teucrium scorodonia, Tilia cordata, Vinca minor, Viola reichenbachiana.

Distribuzione in provincia

Tipo molto raro, censito originariamente solo nel sito Montepiano-Palù di Fornace su una modesta superficie. Ciò è comprensibile sia in relazione alla rarità intrinseca del tipo che al fatto che tali frammenti residuali sono inseriti spesso in ambiti molto antropizzati. Proprio per la frammentazione dell’habitat e la dubbia appartenenza al tipo come codificata dal manuale, si è ritenuto opportuno togliere dal database Natura 2000 anche la segnalazione per il sito sopraccitato. Il tipo è, comunque, sicuramente presente in Trentino

Dinamismo naturale

L’areale potenziale di qusto habitat è stato in gran parte sostituito da colture specializzate o occupato da insediamenti. Trattasi di formazione di notevole stabilità in cui la regolare ceduazione può favorire la permanenza del carpino bianco a scapito di rovere e/o faggio, assai competitivi nel lungo termine.

Note ed osservazioni

Sarebbe opportuna una puntuale ricognizione di questi frammenti, che rivestono un elevato significato fitogeografico e anche il tentativo di inserire tra i SIC o le ZPS altre aree in cui tale habitat sia meglio rappresentato, visto che in Italia sono soltanto 8 i siti individuati.
Non appare inutile, inoltre, richiamare l’attenzione sul fatto che nelle Alpi sudorientali, una distinzione netta tra popolazioni da riferire al gruppo di Quercus pubescens o a quello di Quercus petraea resta problematica.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

La gestione di questi relitti (preferibile quella ad alto fusto) è sempre complessa a causa della loro localizzazione in siti soggetti a notevoli pressioni per l’espansione delle attività antropiche. Una normale ceduazione, invece, potrebbe favorire l’ingresso della robinia, o del castagno, con conseguente degradazione della comunità a rovere, a meno di non intervenire in modo molto mirato ed accurato, evitando da un lato aperture eccessive e/o provvedendo in seguito, con adeguate cure colturali, ad agevolare lo sviluppo delle  querce. Spesso si osservano nel sottobosco entità nitrofile che rivelano condizioni di degrado o di impoverimento causate dall’eutrofizzazione che, al contrario, dovrebbe essere limitata con adeguati provvedimenti.