Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia

  • Quercus ilex und Quercus rotundifolia Eichenwälder
  • Quercus ilex and Quercus rotundifolia forests
Lecceta sul lago di Toblino
Lecceta sul lago di Toblino - ph Arch. Servizio Foreste e Fauna
Cod. Habitat Natura 2000

9340

Caratteristiche generali dell'habitat

Foreste a dominanza di leccio che in Trentino interessano soprattutto la fascia supramediterranea in cui si associano spesso altre querce caducifoglie, aceri, orniello e carpino nero. Spesso sono relegate a versanti ripidi e rupestri su substrato carbonatico.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

Questo tipo include le leccete residuali (o relittiche, sostanzialmente extrazonali) distribuite nella parte meridionale della provincia attorno al Lago di Garda. L’inquadramento fitosociologico di queste leccete resta controverso. Pedrotti (1992) ha descritto il Celtidi australis-Quercetum ilicis nell’ambito del Quercion ilicis francamente mediterraneo, mentre altri autori (Lorenzoni et al., 1984, Poldini 1988, Ubaldi & Zanotti, 1994) propendono per un riferimento a subassociazioni a leccio di cenosi di Ostryo-Carpinion. Ai fini di Natura 2000, il problema è poco rilevante, mentre l’articolazione tipologica proposta da Odasso contempla, opportunamente, i differenti aspetti. Egli distingue, infatti, una lecceta rupestre a copertura discontinua con diverse entità di prato arido, una lecceta più termofila a terebinto e specie sempreverdi quali Ruscus aculeatus e Phillyrea latifolia, e una lecceta mesofila di ambienti più freschi con sottobosco simile a quello degli ostrio-querceti. Di particolare interesse fitogeografico un aspetto a bosso (Buxus semprevirens) del Monte Brione che potrebbe essere attribuito a 5110.

Specie vegetali tipiche

Dominanti:

Quercus ilex, Ruscus aculeatus.

Caratteristiche:

Argyrolobium zanonii, Carex hallerana, Centranthus ruber, Fumana ericifolia (= ericoides), Phillyrea latifolia (NT), Pistacia terebinthus, Polypodium cambricum (NT).

Altre:

Asplenium onopteris (EN), Arabis turrita, Artemisia alba, Asperula purpurea, Bothriochloa ischaemon, Bromus condensatus, Carex digitata, Carex humilis, Celtis australis, Clinopodium vulgare, Cornus mas, Coronilla emerus, Crataegus monogyna, Fraxinus ornus, Fumana procumbens, Globularia cordifolia, Globularia punctata, Hedera helix, Lathyrus venetus, Lonicera xylosteum, Melica ciliata, Melica uniflora, Ostrya carpinifolia, Prunus mahaleb, Quercus pubescens, Rhamnus alaternus (NT #), Sesleria caerulea, Sorbus torminalis, Tamus communis, Teucrium montanum.

Distribuzione in provincia

Questo habitat è stato censito in 5 SIC della parte più meridionale: Marocche di Dro, Monte Brento, Monte Brione, Lago di Loppio e Lago di Toblino. Presente anche in altre siti della Provincia. L’estensione complessiva non è elevata, ma comunque significativa. Molto significative le formazioni della zona Navene-Tempesta-Torbole.

Dinamismo naturale

Per le loro caratteristiche, le leccete rupestri sono sostanzialmente stabili (condizionamento edafico). Ciò vale anche per quelle termofile a terebinto. Quelle mesofile sono ovviamente interessate dalla competizione e quindi la loro sopravvivenza è condizionata dal tipo di gestione. Si registra, tuttavia, una tendenza all’espansione del leccio in stazioni di ostrieto termicamente favorite ma fresche, in seguito a diminuita pressione di ceduazione o all’invecchiamento di rimboschimenti con pino nero. Ciò lascia supporre che in condizioni di minor disturbo e con la cessazione delle utilizzazioni, il leccio potrebbe proseguire la sua espansione, al punto da poter essere considerata, almeno nel settore gardesano e più meridionale della provincia, specie zonale. Naturalmente il corredo floristico delle formazioni a leccio è, almeno per ora, in Trentino, ancora povero rispetto alle formazioni zonali eumediterranee.

Note ed osservazioni

Le formazioni di leccio più compatte e chiuse, per quanto esteticamente apprezzabili a distanza, risultano quasi prive di sottobosco e quindi assai povere a livello di biodiversità specifica di piante vascolari (discorso diverso, invece, per i decompositori). Notevole è, tuttavia, il ruolo svolto per la protezione del suolo.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

Gli ambienti rupicoli e poco accessibili, incendi a parte, sono scarsamente vulnerabili. Quelli più mesofili, invece, sono sensibili soprattutto al tipo di gestione. Un’eccessiva pressione sul ceduo ritarda certamente lo sviluppo del leccio (la cui capacità di generare polloni è ridotta rispetto a orniello e carpino nero) mentre si nota come anche in stazioni ombrose, purché termicamente favorite, il leccio mostri elevata vitalità. La possibile concorrenza con latifoglie mesofile (del Carpinion, o di Quercetalia pubescenti-petraeae, ad esempio) deriva da fattori bioclimatici e, al proposito, mancano lembi di lecceta mesofila lasciati a libera evoluzione per poter valutare la direzione verso la quale tali popolamenti convergono.  Inoltre il leccio sembra aver ben reagito agli attacchi di Corebus nella zona di Toblino.
Auspicabile una rinaturalizzazione di rimboschimenti a pino nero in cui il leccio si sta sviluppando.