Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Rete Natura 2000

Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea)

  • Montane bis alpine bodensaure Fichtenwälder (Vaccinio-Piceetea)
  • Acidophilous Picea forests of the montane to alpine levels (Vaccinio-Piceetea)
Pecceta altomontana-subalpina in Vallesinella - Dolomiti di Brenta
Pecceta nelle Dolomiti di Brenta - ph L. Sottovia
Cod. Habitat Natura 2000

9410

Caratteristiche generali dell'habitat

La definizione data dal manuale è quanto mai semplice. Foreste di conifere sub-alpine e alpine dominate da abete rosso. È evidente che il sub-alpino si riferisce ad ambienti periferici ed esterni alle Alpi e non al livello altitudinale. Nella successiva esemplificazione dei sottotipi si evince che vanno comprese sia le peccete montane che quelle subalpine. I suoli acidi si riscontrano sia sui substrati di origine silicatica che in quelli di natura carbonatica, in tal caso per effetto dell’humus grezzo che si forma dagli aghi delle conifere o del dilavamento.

Variabilità, contatti e criteri interpretativi

Nel considerare questo tipo di habitat, il cui riconoscimento non dovrebbe porre difficoltà, si dovrà tener presente che appare opportuno escludere le aree di rimboschimento artificiale, specialmente quelle che interessano settori climatici e fasce altimetriche in cui la Picea non dovrebbe essere dominante. Al contrario, la mancanza di altri codici utili per indicare abieteti e pinete di pino silvestre consiglia senza dubbio di riferire a 9410 le foreste di conifere in cui l’abete rosso riveste comunque un ruolo importante ma in cui abete bianco e, rispettivamente, pino silvestre possono essere le specie guida, prevalenti. Non v’è dubbio, infatti, che quanto meno a livello di naturalità e di interesse floristico, i piceo-abieteti e le pinete di pino silvestre con abete rosso non siano meno interessanti delle peccete pure. Per effetto degli interventi selvicolturali, inoltre, le transizioni rispetto a 9420 o a formazioni con dominanza di faggio non sono infrequenti. Come già richiamato nel titolo del codice, si dovrebbero attribuire a 9410 le formazioni, non diversamente interpretabili, ricche di abete rosso, della classe Vaccinio-Piceetea. Tra queste le più diffuse sono Luzulo nemorosae-Piceetum che include anche gli abieteti montani dei substrati silicatici (in tal caso sono possibili, anche, contatti con Luzulo-Fagion), Homogyno-Piceetum, prevalente a livello subalpino in substrati silicei o suoli decisamente acidificati e Adenostylo glabrae-Piceetum che caratterizza i suoli carbonatici dal livello altimontano al subalpino. Più rari sono aspetti di peccete carbonatiche soggette a ruscellamento e continui apporti detritici con Petasites paradoxus e/o Calamagrostis varia. A livello tipologico sono possibili numerose distinzioni tra aspetti tendenzialmente xerici, ad esempio con abbondanza di erica e mirtillo rosso in stazioni continentali, ed aspetti meso-igrofili con megaforbie. Le peccete con sfagni o torbose vanno riferite all’habitat prioritario 91D0. Da valutare con attenzione anche aspetti ripariali con ontano bianco (contatti con 92E0) e versanti di forra ricchi di aceri e frassino maggiore (verificare con 9180).

Specie vegetali tipiche

Dominanti:

Abies alba, Calamagrostis villosa, Luzula luzuloides, Luzula nivea, Picea abies, Pinus sylvestris, Vaccinium myrtillus, Vaccinium vitis-idaea.

Caratteristiche:

Linnaea borealis (NT), Listera cordata, Luzula luzulina, Lycopodium annotinum, Moneses uniflora.

Altre:

Acer pseudoplatanus, Adenostyles alliariae, Adenostyles glabra, Alnus incana, Athyrium filix-femina, Avenella flexuosa, Blechnum spicant (NT), Calamagrostis arundinacea, Calamagrostis varia, Calluna vulgaris, Carex alba, Cicerbita alpina, Clematis alpina, Corallorhiza trifida, Corylus avellana, Diphasiastrum complanatum (EN), Dryopteris dilatata, Dryopteris expansa, Dryopteris filix-mas, Equisetum pratense (NT), Erica carnea, Fraxinus excelsior, Galium saxatile (EN/DD), Goodyera repens, Gymnocarpium dryopteris, Hieracium murorum, Homogyne alpina, Huperzia selago, Juniperus nana, Larix decidua, Lonicera caerulea, Luzula pilosa, Maianthemum bifolium, Malaxis monophyllos (VU), Melampyrum pratense, Melampyrum sylvaticum, Melica nutans, Monotropa hypopytis, Orthilia secunda, Oxalis acetosella, Petasites paradoxus, Pinus cembra, Pinus mugo, Polygala chamaebuxus, Polygonatum verticillatum, Polypodium vulgare, Populus tremula, Prenanthes purpurea, Pteridium aquilinum, Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum, Rosa pendulina, Senecio sylvaticus (VU #), Sesleria caerulea, Solidago virgaurea, Sorbus aria, Sorbus aucuparia, Sorbus chamaemespilus, Stellaria longifolia (NT), Streptopus amplexifolius, Thelypteris limbosperma, Trientalis europaea (VU), Valeriana tripteris, Veronica urticifolia. Importante, spesso, la componente briofitica.

Distribuzione in provincia

Certamente uno degli habitat maggiormente rappresentati nei SIC trentini, sia per numero (in prevalenza in aree continentali) che, soprattutto, per estensione complessiva. Assai diffuso anche all’esterno dei SIC.

Dinamismo naturale

La maggioranza delle peccete è rappresentata da formazioni mature prossime al climax. Quelle iniziali sono condizionate dal permanere di fattori che rallentano l’evoluzione del suolo (ad esempio apporti detritici e alluvionali). Verosimilmente le situazioni ricche di pino silvestre o di larice possono essere interpretate come stadi primitivi di una futura pecceta più matura, anche se i tempi si suppongono piuttosto lunghi. Nella fascia montana, in opportune condizioni, si può sviluppare un consorzio più ricco di abete bianco.

Note ed osservazioni

Nel valutare le situazioni di dubbia naturalità, certo non infrequenti soprattutto a bassa quota, si presti attenzione agli indicatori dello strato erbaceo. Ad esempio una consistente presenza di entità fagetali depone a favore di una pecceta di sostituzione su abieteto o faggeta. In tal caso l’habitat allo stato attuale non è riferibile ad alcun codice, a meno che la potenzialità non sia in fase di effettiva espressione.

Vulnerabilità e indicazioni gestionali

Le foreste di abete rosso sono considerate tra le migliori e più produttive e sono quindi soggette a regolari utilizzazioni forestali secondo adeguata pianificazione. Solo quelle di alta quota e nelle località meno accessibili vengono considerate di protezione e, quindi, non soggette a taglio. La gestione influisce significativamente sui popolamenti arborei. Considerato il pregio del legno di larice, vi sono aree di potenziale pecceta che vengono utilizzate per favorire la rinnovazione del larice (ciò che, fra l’altro, non è paesaggisticamente disprezzabile). Nel sottobosco di molte peccete crescono abbondanti funghi e mirtilli la cui raccolta è comunque soggetta a opportune limitazioni. Si sottolinea come il livello di vulnerabilità possa essere assai diverso secondo i sottotipi; ad esempio in condizioni estreme (terreni con ristagni idrici o superficiali e molto esposti) i rischi sono maggiori rispetto alle situazioni mesofile. Se l’abete rosso è una delle specie più resistenti e intrinsecamente meno vulnerabili, non altrettanto si può affermare per le peccete di maggior valore naturalistico in quanto sensibili all’inquinamento o all’aumento dei nutrienti. A quote elevate la crescita è molto più lenta e quindi gli interventi (esempio piste da sci o altre infrastutture) richiederanno tempi lunghi per essere rimarginati.