Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Riserve Naturali Provinciali

10. Pra' delle Nasse

Cartina
  • Tipologia: torbiera
  • Nome locale: Prà delle Nasse
  • Nome topografico: La Segheria
  • Comune: Siror
  • Comprensorio: C.2 - Primiero
  • Quota media s.l.m.: m 1470
  • Superficie: ha 8 circa
  • Principali motivi di interesse naturalistico: rare specie e associazioni vegetali delle torbiere
  • Delibera istitutiva

Particolare del biotopoVuoi per il tipo di rocce che vi prevalgono (dolomie e calcari, particolarmente permeabili), vuoi per la loro tipica e "verticale" forma, le Dolomiti costituiscono una porzione della provincia di Trento dove le zone umide sono tutt'altro che comuni. Per questa ragione il Biotopo "Prà delle Nasse" assume notevole interesse, costituendo un ambiente, già di per sé raro, che diversifica il comprensorio dolomitico e lo arricchisce di elementi microambientali e paesaggistici di notevole suggestione, nonché di esseri viventi talvolta rarissimi. Il Prà delle Nasse è una zona umida superstite, perché anche in queste valli alpine sono stati distrutti molti ecosistemi torbosi, palustri o fluviali per far posto a prati o a insediamenti e infrastrutture dell'uomo: come verrà detto più avanti, lo stesso Prà delle Nasse ha subìto forti manomissioni.

Aspetti naturalistici

L’origine della torbiera è legata ai fenomeni glaciali: infatti, è il prodotto del colmamento, operato principalmente dalla vegetazione, di un bacino lacustre post-glaciale poco profondo.

Ambiente di torbieraQuesto Biotopo è una tipica torbiera caratterizzata dalla presenza di molte specie di sfagni (particolari muschi di palude) che costituiscono un tappeto continuo su tutta la superficie. Solo qua e là il tappeto di sfagni si solleva in gibbosità o anche in cumuli; altrove è invece interrotto da pozze e canali tutti di modeste dimensioni. Inoltre, tutta la torbiera è attraversata da quello che può essere definito il "corso principale" del Rio Brentèla.

Ad un esame superficiale la torbiera si presenta come un "prato" pianeggiante, e ciò è dovuto al fatto che tra gli sfagni crescono molte specie di carici (tipiche erbe delle torbiere e di altre zone umide), che sovrastano con le loro foglie gli sfagni sottostanti.

Si può dire che la vegetazione del Biotopo è molto diversificata, essendo caratterizzata dalla presenza di moltissimi stadi evolutivi tipici delle torbiere, dai boschi igrofili marginali, ai cariceti ed alle pozze centrali, dalla vegetazione semisommersa ai grandi cumuli di sfagno dove cominciano a crescere i primi pini mughi (Pinus mugo).

Ai bordi della torbiera si può osservare una "cintura" di latifoglie igrofile, tra cui domina l'ontano bianco (Alnus incana). Veri boschetti di ontano bianco si trovano lungo il corso del Rio Brentèla, e soprattutto nell'estremità occidentale della torbiera, dove il Rio vi si immette. In questo punto, il Brentèla scorre in una situazione molto prossima a quella naturale, ed è molto suggestivo.

La flora di torbiera vera e propria comprende parecchie specie decisamente rare; tra le molte carici (Carex, varie specie) crescono infatti il tricoforo cespuglioso (Tricophorum caespitosum), il tricoforo alpino (Tricophorum alpinum) e la rara Triglochin palustre. Sugli sfagni si rinvengono le esili e rare Drosere (Drosera sp.) e Pinguicole (Pinguicula vulgaris), entrambe piante insettivore; un po' ovunque fioriscono poi le splendide Parnassia (Parnassia palustris) e Potentilla palustris, l'una delicatamente bianca, l'altra rossa cupa.

Questo Biotopo è importantissimo anche per la sopravvivenza locale di molti animali, primi fra tutti gli insetti acquatici, come le splendide libellule, e gli Anfibi: qui in primavera si danno convegno centinaia di rane di montagna (Rana temporaria) che depongono i loro voluminosi ammassi di uova nelle raccolte d’acqua.

Strutture per la visita

  • sentiero di visita 
  • punto informativo


Il sentiero di visita

L'ingresso al sentiero di visita del biotopo è collocato presso il Centro Visitatori del Parco Naturale "Paneveggio - Pale di S.Martino" a S. Martino di Castrozza.
Il percorso è "un anello", che si snoda lungo il territorio occupato dal biotopo per ricondurre alla fine della visita all'ingresso principale.
L'intero percorso può essere portato a termine in circa due ore, con passo tranquillo e tenedo conto di brevi soste per osservare, fotografare, scrivere e riposare. Durante la stagione estiva è aperto il centro visitatori del Parco Naturale, la cui visita necessita di un ulteriore periodo di tempo (un'ora?).
Il tracciato non comporta alcuna difficoltà tecnica. I tratti in salita sono brevi e relativamente dolci. La naturalità del luogo suggerisce abbigliamento discreto e soprattutto calzature adeguate.
Lungo il percorso sono indicati 12 punti di particolare interesse, in corrispondenza dei quali è collocata una tabella con una breve frase illustrativa. 
Temi proposti: Il biotopo protetto e il Parco naturale; Risalendo la corrente; Il laghetto mentale; Alti e dritti gli abeti rossi; Panorama delle cime; Giovani faggi cresceranno; Antichi sentieri e trincee militari; Fossi nel bosco; Il Rio Brentèla e il bosco igrofilo; Il lago verde della torbiera; Il "Bus del Toro"; La torbiera drenata e il prato falciabile.

Pubblicazioni

  • depliant;
  • guida al percorso (5)

Studi

  • progetto di definizione naturalistica e catastale