Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Riserve Naturali Provinciali

58. Marocche di Dro

Cartina
  • Tipologia: zona xerica; immensa frana
  • Nome locale: Marocche
  • Nome topografico: Marocche di Dro
  • Comune: Dro
  • Comprensorio: C.9 - Alto Garda e Ledro
  • Quota media: m 250
  • Superficie: 247 ha circa
  • Principali motivi di interesse naturalistico: geomorfologico (immensa frana postglaciale); rare piante termofile submediterranee
  • Delibera istitutiva
  • Modifica alla legge istitutiva

Particolare del biotopoLe Marocche di Dro sono uno tra i pochissimi Biotopi che non appartengono alla tipologia ambientale delle "zone umide" (stagni, paludi, torbiere), essendo al contrario costituito da una "zona arida".

Le paludi sono elementi importantissimi del nostro territorio, ancor più preziosi perché resi rari dall'azione di bonifica alla quale sono stati sottoposti dai tempi più antichi fino ai giorni nostri. Si è trattato di una autentica quanto deprecabile "lotta alle paludi" che ne ha risparmiate ben poche. Ma la stessa sorte è toccata anche a quegli ambienti che, pur trovandosi a presentare condizioni ambientali totalmente opposte, sono stati altrettanto osteggiati per la loro "improduttività", nonostante possedessero una grande ricchezza naturalistica ed ecologica.

Così è stato anche per le Marocche di Dro, ed anzi, in tempi molto recenti esse sono state fatte oggetto di parecchie proposte per una loro pretesa "valorizzazione". S'intende, però, che con questo termine si pensava esclusivamente ad una loro trasformazione in "profitto economico", e non certo ad un riconoscimento del loro valore ambientale intrinseco: come esempi, citiamo solamente le assurde proposte di costruirvi un autodromo e un campo da golf. Quest'ultima è a tutt'oggi sostenuta da qualche operatore economico.

Col termine "marocche" si indicano grandi ammassi di blocchi di roccia di grosse dimensioni, sciolti e distribuiti caoticamente. Sono dunque fenomeni geomorfologici, e la loro origine è legata alle glaciazioni. Detto in parole povere, quando un ghiacciaio percorre una vallata come un grande fiume solido, ne modifica anche la forma, esercitando contro i suoi fianchi e sul suo fondo delle enormi pressioni. I fianchi, in particolare, risentono di tali forze e spinte, che vengono poi a mancare quando il ghiacciaio si ritira. Ecco allora che i blocchi di roccia frantumati e smossi e gli strati inclinati messi a nudo dal ghiacciaio non vengono più sorretti dalla massa del ghiaccio, e perciò si staccano crollando nel fondovalle.

In Trentino fenomeni del genere sono presenti qui, cioè nella Valle del Sarca, e poi in quella dell'Adige ed in certe vallate alpine (es. V. di Tovel). Le Marocche di Dro sono la frana più grande non solo di tutta la provincia di Trento, ma anche dell'intero arco alpino. In verità, la loro origine non è così semplice come quella prima descritta: gli eventi franosi che le generarono furono parecchi, e si sovrapposero gli uni agli altri. I primi sono databili 100.000 o 200.000 anni fa, addirittura in periodi interglaciali, mentre gli ultimi pare siano avvenuti in epoca storica ed abbiano travolto anche insediamenti umani.

Aspetti naturalistici

Particolare del biotopoAttualmente le Marocche di Dro si presentano con un tipico e molto suggestivo aspetto (che a ragione viene talvolta definito "lunare"), con alte colline ed una caratteristica vegetazione. Le piante che vi crescono sono adattate alla marcata condizione di aridità e alla presenza di un suolo sassoso, molto povero di humus. Vi sono intere zone dove solo qualche pianta isolata cresce tra i massi, altre in cui si sviluppa una vegetazione a cespugli o a bosco di caducifoglie termofile. Vi sono poi delle zone con rimboschimenti a pino nero (Pinus nigra): un evidente esempio di clamoroso errore umano e di inquinamento biologico.

Per comprendere appieno i caratteri vegetazionali delle Marocche di Dro va precisato che questa zona è inserita in un contesto vallivo molto particolare, nel quale specie botaniche di tipo mediterraneo si incuneano nel settore prealpino sfruttando la particolare condizione climatica indotta dal Lago di Garda. Le Marocche, insomma, costituiscono elemento fitogeografico particolarmente interessante non solo in virtù della loro particolare struttura e conformazione, ma anche quale punto d'incontro tra la flora tipica della regione subalpina e parecchie entità decisamente mediterranee.

Anche la fauna si presenta strettamente condizionata dalla caratteristiche microclimatiche della zona e dal particolare ambiente. Abbondanti sono i Rettili, tra cui la lucertola muraiola (Podarcis muralis), il ramarro (Lacerta viridis), il biacco (Coluber viridiflavus) e il saettone (Elaphe longissima), e gli uccelli legati alla boscaglia e agli arbusti; scarsamente rappresentati sono invece gli altri gruppi faunistici.

Strutture per la visita

  • sentiero di visita

Il sentiero di visita

L'ingresso al sentiero di visita del biotopo è posto lungo la strada che collega Dro con Drena, in corrispondenza di un bacino idroelettrico.
Il percorso è "un anello", che si snoda lungo il territorio occupato dal biotopo per ricondurre alla fine della visita all'ingresso principale.
L'intero percorso può essere portato a terminecirca due ore e mezza - tre ore, con passo tranquillo e tenedo conto di brevi soste per osservare, fotografare scrivere e riposare. 
Il tracciato non comporta particolari difficoltà tecnica. Tuttavia il suo svilupparsi quasi interamente sugli ammassi sassosi comporta un discreto impegno atletico (portare con se acqua da bere!!!). La naturalità del luogo suggerisce abbigliamento discreto e soprattutto calzature adeguate.
Lungo il percorso sono indicati 24 punti di particolare interesse, in corrispondenza dei quali è collocata una tabella con una breve frase illustrativa. 
Temi proposti: Panoramica della valle; La nicchia di distacco; L'acqua scultrice: il carsismo superficiale; Le scannellature o rillenkarren; Il fitocarsismo; I noduli di selce; I bonsai naturali; Rinnenkarren e campi solcati; I boschetti di latifoglie termofile; Terebinto e pero corvino; Il sentiero della volpe; Le catene montuose; I muretti; Il bosco più fitto di latifoglie; L'Orno-ostrieto; Il capriolo; I coltivi ai margini delle Marocche; L'ailanto e la vegetazione sinantropica; Il grosso bonsai di scotano; Elettrodotto e canali; I gradini rocciosi; Il Laghisol; Le vaschette di corrosione o kamenitze; Il rimboschimento di pino nero.

Pubblicazioni

  • guida al percorso (12)

Studi

  • progetto di definizione naturalistica e catastale;
  • studi della Commissione Scientifica