Le aree protette del Trentino

Rete Natura 2000, parchi & riserve naturali

Riserve Naturali Provinciali

62. Torbiera Ecchen

Cartina
  • Tipologia: Torbiera
  • Nome locale: Torbiera di Ecchen
  • Nome topografico: -
  • Comune: Folgaria
  • Comprensorio: C.10 - Vallagarina
  • Quota media: m 1250
  • Superficie: 8,3 ha circa
  • Principali motivi di interesse naturalistico: geomorfologico (bacino glacio-carsico); rare associazioni vegetali delle zone umide
  • Delibera istitutiva

L'origine e la storia evolutiva della Torbiera Ecchen sono molto complesse, e già di per sè sarebbero elementi sufficienti a decretarne l'unicità e la preziosità.

Tanto per cominciare, questa zona umida viene definita "bacino glacio-carsico" in relazione alla sua origine e alla sua struttura, che sono attribuibili alla concomitanza di fenomeni glaciali e fenomeni carsici. In sostanza, in una depressione del materiale morenico abbandonato qui dal ghiacciaio atesino del periodo würmiano si è instaurato un piccolo lago, il quale è stato poi lentamente colmato. La situazione viene però complicata dal successivo manifestarsi in zona di fenomeni carsici, a tutt'oggi testimoniati dalla presenza, lungo il bordo nord-orientale, di almeno tre depressioni conformate a dolina. Questi fenomeni carsici hanno la caratteristica di "drenare" acqua, e si può così affermare che la Torbiera Ecchen, con la sua complessa struttura, è il risultato di questa sorta di "competizione" tra la porzione impermeabilizzata che raccoglie acqua in un bacino e quella carsica che ve la sottrae.

La storia evolutiva della Torbiera Ecchen è scritta nei sedimenti accumulati al suo fondo. Approfonditi studi hanno portato alla luce questo "libro" sommerso e lo hanno letto ed interpretato. Va detto che il "libro" non è ovunque uguale: infatti, nel settore carsico, dove l'acqua non può permanere ed imbibire il terreno, non può nemmeno formarsi la torba che invece è presente e abbondante nell'altra porzione. L'analisi della composizione della torba ha rivelato l'alternarsi di specie palustri diverse, probabilmente in relazione a diverse fasi della "competizione" sopra citata e dell'interferenza di particolari momenti climatici. C'è persino un periodo in cui la torbiera fu invasa dal bosco circostante per poi ritornare ad essere priva di alberi.

Aspetti naturalistici

Al centro della zona umida, in concomitanza con forti piogge si forma un autentico lago, che si svuota poi assai rapidamente. In tempi passati tale lago era forse più duraturo, ma sicuramente compariva e scompariva, come testimoniano sia i molti e tutto sommato diversi nomi comuni (lago e laghetto) e propri che gli sono stati attribuiti, sia la definizione di "lago intermittente" datagli da C. Battisti alla fine del secolo scorso.

Questa particolarissima situazione ambientale, strana e complessa insieme, determina la presenza nell'ambito della torbiera di una vegetazione varia e articolata. Sono qui infatti presenti ben sette associazioni vegetali diverse, tutte tipiche di palude ma ben separate in due gruppi: quelle sviluppate su substrato torboso, che occupano la parte impermeabile, e quelle su substrato inorganico, dislocate attorno alle doline. Tra le più notevoli di queste comunità vegetali si possono citare i cariceti a carice rigonfia (Carex rostrata), a carice spondicola (Carex elata), a carice gracile (Carex gracilis) e a carice di Davall (Carex davallianae), oltrechè la vegetazione laminare degli specchi d'acqua a Potamogeton natans.

Le pozze e gli specchi d'acqua della torbiera rappresentano l'habitat riproduttivo per il tritone alpestre (Triturus alpestris), la rana di montagna (Rana temporaria) e il rospo comune (Bufo bufo); questi Anfibi costituiscono le abituali prede per la biscia dal collare (Natrix natrix), un serpente assai legato agli ambienti acquatici. Il Biotopo, probabilmente in relazione alla sua ridotta estensione e all'elevata altitudine, non ospita alcuna specie dell'avifauna acquatica, ma sono numerose le entità, anche interessanti, legate ai prati umidi e ai prati falciabili compresi nell'area protetta. Tra tutte va citata la presenza del re di quaglie (Crex crex), un uccello rarissimo e fortemente minacciato di estinzione.

Strutture per la visita

  • sentiero di visita
  • centro visita (in progetto)

Il sentiero di visita

L'ingresso al sentiero di visita del biotopo è nei pressi dell'abitato di Colpi, in corrispondenza del piazzale del Santuario della Madonna delle Grazie. 
  Il percorso è "un anello", che si snoda lungo il territorio occupato dal biotopo per ricondurre alla fine della visita all'ingresso principale.
L'intero percorso può essere portato a termine in circa un ora e mezzo, con passo tranquillo e tenedo conto di brevi soste per osservare, fotografare, scrivere e riposare.
Il tracciato non comporta alcuna difficoltà tecnica e si svolge su un territorio pressoché pianeggiante. La naturalità del luogo suggerisce abbigliamento discreto e soprattutto calzature adeguate.
Lungo il percorso sono indicati 13 punti di particolare interesse, in corrispondenza dei quali è collocata una tabella con una breve frase illustrativa. 
Temi proposti: il panorama; il lago intermittente; i boschi sullo sfondo; l'emissario; i licheni; le siepi, i confini; l'inghiottitoio; la vegetazione palustre; gli animali; il deserto del golf; il vecchio biancospino; giardini in miniatura.

Il Centro visite

Il Centro visite si trova a poche centinaia di metri dal biotopo ed è collocato in una sede particolarmente suggestiva; occupa infatti una parte di Maso Spilzi, uno tra i più antichi e meglio conservati masi della zona (maso = abitazione con podere e bestiame). Il Centro visite è assai ampio e nelle sue numerose sezioni vengono affrontati molti temi, il cui filo conduttore è l'ambiente naturale dell'altopiano di Folgaria - in particolare la foresta e la torbiera Ecchen - ed il secolare rapporto tra questo e le comunità locali.

Pubblicazioni

  • depliant;
  • guida al percorso (3)

Studi

  • progetto di definizione naturalistica e catastale;
  • studi della Commissione Scientifica